Thomas More - Utopia

«Galeotto fu il libro e chi lo scrisse» è proprio il caso di dirlo, ma senza nulla togliere al sommo poeta: galeotto qui non fu il romanzo cavalleresco che narra le gesta di Ginevra, la sposa di Re Artù, e del suo cavaliere Lancillotto, ma un libro che parla di un viaggio e che s’intitola “Utopia”, scritto nel 1516 da Thomas More.Utopia è l’immagine di una società ideale e giusta proiettata nel futuro, uno stile di pensiero che porta a immaginare un mondo “altro” in cui vivere bene e in armonia. L’utopia non è l’irrealizzabile ma un modello di pensiero, un’opportunità buona e concreta di cambiamento per il futuro che si realizza attraverso l’immaginazione.

Nasce Utopia impresa

Nasce così Utopia impresa che affianca le aziende per far emergere la loro utopia, supportandole nella realizzazione attraverso la cultura e la narrazione. Le imprese oggi sono chiamate a immaginare nuovi scenari per trovare le soluzioni di cui hanno bisogno, ad aprire la mente a possibilità inesplorate, a dare sfogo all’ingegno e alla creatività per sviluppare progetti nuovi.

Utopia impresa le aiuta in questo percorso, elaborando nuove strategie basate su visioni che vanno riscoperte e rinnovate, alla luce di elementi quali la cultura, la narrazione, la creatività, valorizzando al meglio quel saper fare che è prerogativa dell’essere italiani.

Dal 2022 Utopia impresa è una società benefit. Una scelta coerente con la propria missione: aiutare le aziende a essere attori sociali e protagonisti attivi del cambiamento che – il tempo presente e la garanzia di un futuro per le generazioni che verranno – chiedono.

– Il manifesto di Utopia impresa

Promuove la cultura in tutte le sue forme ed espressioni. Favorisce le contaminazioni tra diverse discipline come la filosofia, l’arte, le scienze, la filologia, la sociologia, la narrazione che entrano nelle imprese e ne alimentano l’essenza, grazie all’opera svolta dai suoi Ambasciatori.

Sostiene una nuova classe di imprenditori rinnovata nelle visioni e negli scopi che sappiano essere responsabili e coraggiosi fautori di un nuovo modo di fare impresa.

Opera in favore della realizzazione della più grande utopia contemporanea che è la sostenibilità promuovendo la diffusione di una cultura che esprima tutte le sue dimensioni ovvero ambientale, economica e sociale.

Crede nella narrazione d’impresa che deve essere di senso e di sostanza, capace di dare voce al patrimonio intangibile dell’impresa e al suo perché esistenziale.

Sostiene la creazione di una Nuova Letteratura d’Impresa che ricalchi le orme tracciate dalla grande letteratura industriale del ‘900 a cui Adriano Olivetti ha dato grande impulso e il cui spirito aleggia tra questi principi.

Crede che la responsabilità dell’impresa debba essere soprattutto civile: all’impresa si chiede di andare oltre al solo scopo di fare profitto per abbracciare un obiettivo più nobile che è quello di produrre sì ricchezza ma in modo sostenibile e soprattutto di concorrere, assieme allo Stato e alla società civile organizzata, a ridisegnare l’intero assetto economico istituzionale.

Sostiene l’impresa quale soggetto morale portatore di una propria responsabilità. E in quanto tale capace di guidare una rivoluzione in favore di un modello di sviluppo sostenibile che consenta all’impresa di non perdere la sua «licenza sociale» e di esercitare attivamente il suo ruolo di attore protagonista del cambiamento.

Promuove l’utilizzo di nuovi strumenti di comunicazione come la musica e i podcast per dare voce all’autenticità dell’impresa.

Marzia Tomasin

Fondatore

Narratrice d’impresa, giornalista e autrice del podcast Periscritto

Mio padre faceva il musicista. Sono nata e cresciuta in una casa in cui arte e creatività si respiravano a pieni polmoni, il dono più grande che un padre possa dare a un figlio. Capitava spesso che papà suonasse per me il suo bellissimo pianoforte a coda. La musica era il nostro codice ma a me non bastava. La mia vita si era fatta in bianco e nero, e tutto intorno era sbiadito, confuso, triste. Poi un giorno d’istinto ho afferrato una penna e ho iniziato a scrivere su un foglio. Erano pensieri alla rinfusa, parole vuote messe l’una a fianco all’altra che, piano piano, si riempivano di significato. Da allora tutto mi è stato chiaro. Grazie alla musica ho incontrato il mio destino in una penna e non l’ho mai lasciata.

La scrittura è diventata il mio mestiere e mi ha fatto incontrare il mondo dell’impresa che ho imparato a conoscere e amare nella sua bellezza e complessità. L’impresa come custode di patrimoni intangibili immensi da far emergere in modo maieutico e da raccontare. Ho iniziato così a prendermi cura delle imprese e delle loro storie; le scovo, le ascolto, le vesto di pagine di carta, e le faccio vivere consegnandole all’immortalità.

Dall’incontro con il filosofo Roberto Mordacci, dalla lettura del suo libro “Ritorno a utopia” e dalle tante conversazioni con lui su questo tema, ho compreso che ogni impresa nasce con un’utopia della quale il più delle volte non è consapevole, ma è nella sua immaginazione e nel desiderio di realizzarla che si può raggiungere l’eccellenza. Come? Con la cultura che deve entrare nell’impresa per nutrirne l’essenza. Una cultura che è multidisciplinare, che allarga gli orizzonti, che ispira e che guida verso un nuovo modo di fare impresa.